The place where the Customer counts

Free thoughts on CRM, Business and the next big thing

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La ricerca italiana a favore del WOM e del Buzz Marketing

Vorrei condividere in questo post alcune considerazioni in merito ad un articolo apparso sul Corriere della Sera che ci racconta di un interessante risultato ottenuto da alcuni studiosi romani (che fanno ricerca di qualità ma sfortunatamente sottofinanziata) nella definizione di un algoritmo che analizza le modalità e la velocità di diffusione delle informazioni all’interno di una rete sociale tecnologica.

http://www.corriere.it/scienze_e_tecnologie/10_marzo_29/algoritmo-gossip_c6bdef46-3ae8-11df-80d0-00144f02aabe.shtml

Questa notizia è molto interessante e la scoperta avrà sicuramente dei grossi impatti in quegli ambiti di business che basano il loro successo sulla capacità di diffondere il passaparola tra i membri di una platea quanto più ampia possibile (WOM, buzz e viral marketing). Implementare questo algoritmo nelle applicazioni di monitoraggio del passaparola e del sentiment all’interno dei cosiddetti socialplace (blog, forum, social network, ecc.), permetterà ai digital marketer, probabilmente in tempo reale, di:

  • osservare le dinamiche e le tempistiche di diffusione delle discussioni sul brand e/o sulle campagne di marketing in atto,
  • analizzare le cause più frequenti dei rallentamenti o delle accelerazioni del passaprola
  • correlare, ad esempio, il fenomeno di rallentamento a specifici driver inibitori come il tipo di socialplace, le caratteristiche degli utenti coinvolti nella discussione, ecc.
  • avviare opportune azioni correttive di emergenza, sulla base delle analisi dei dati storici relativi a casi precedenti, che consentano di “sbloccare” il word of mouth

Tutto questo migliorerebbe con la pratica le performance delle azioni di marketing basate sul passaparola e consentirebbe di gestire i progetti in maniera molto più efficiente e sopratutto efficace, dimostrando analiticamente ancora una volta le enormi potenzialità del mezzo web rispetto ai canali più tradizionali.

Piccoli suggerimenti per diffondere video virali su Youtube .

Colgo l’occasione per diffondere alcuni interessanti tips operativi, pubblicati su Search Engine Land, che bisognerebbe seguire per garantire ad un video una buona visibilità sui motori di ricerca, condizione sufficiente e necessaria per decretarne il successo soprattutto quando il progetto nasce con l’intenzione di essere “virale”.

In particolare quelli che vado a suggerire sono piccoli accorgimenti con cui effettuare un buon seeding su Youtube e non discuto l’immane e preliminare lavoro creativo che effettivamente riesce ad innestare il Viral DNA al video in questione. Per avere una descrizione degli ingredienti principali di questo processo creativo si può fare riferimento al Viral Marketing Handbook redatto dall’agenzia GoViral.

È comunque vero che se anche siamo riusciti a creare il prodotto perfetto che possiede l’intrinseca capacità di diffondersi autonomamente, non è detto che non si possano commettere errori banali nella fase di seeding su Youtube.

Innanzitutto ricordiamo che per ogni video, Youtube crea una specifica pagina con URL unico e che trasforma il titolo, la descrizione e i tag in rispettivi meta tag associati alla pagina. Poiché solo il title tag viene considerato dai motori di ricerca, è essenziale allora scrivere nel migliore dei modi il titolo del video affinché si raggiungano buoni risultati di visibilità sulle varie SERP. Il consiglio è quindi quello di seguire i seguenti passaggi:

  1. Comincia con una keyword analysis preliminare: con l’aiuto di vari strumenti, come ad esempio il Google AdWords keyword tool, si può condurre un’analisi sull’appetibilità di certe parole chiave che potrebbero descrivere al meglio il soggetto/contenuto del video, e in più si potrebbe definire il set di sinonimi più interessanti dal punto di vista del livello dei volumi di ricerca attesi. Con un po’ di buon senso ed esperienza si arriverà a scegliere le keyword che soddisfano al meglio il trade-off tra volumi di ricerca desiderati e livello di competizione associato;
  2. Inserisci sempre la parola “video”: il suggerimento sembra banale ma chi è normalmente in cerca di un video su motori di ricerca classici, tende spesso a inserire la parola in questione (cosa che invece non succede se la ricerca è effettuata direttamente su Youtube in quanto si considera implicita) pensando di arrivare ad ottenere una SERP maggiormente allineata con i propri desiderata;
  3. Non esagerare con la lunghezza: Google normalmente tronca i risultati con una lunghezza superiore ai 66 caratteri. Poiché qualsiasi title tag in Youtube comincia con la stringa “YouTube – “ è bene cercare di essere sintetici soprattutto per non vedersi tagliare via, su una SERP, parti di titolo che consideriamo fondamentali per la comprensione dei contenuti del video (si pensi inoltre che solitamente un utente è molto più propenso a cliccare su risultati di ricerca che non sono stati troncati);
  4. Cerca di essere descrittivo: è fondamentale essere quanto più semplici e descrittivi possibile evitando formule espressive del tipo “IMPERDIBILE” o “STRAORDINARIO”. Questo sia perché c’è ormai una forte “concorrenza” su titoli del genere, sia perché da parte dell’utenza esiste oramai una sorta di assuefazione se non indifferenza a proclami testuali di questo tipo;
  5. Impara dai successi e fallimenti degli altri su Youtube: fare una sorta di analisi storica della concorrenza all’interno di Youtube, cercando casi simili al nostro ed evidenziandone i pregi e i difetti che secondo noi hanno decretato il successo o appunto il fallimento, può sicuramente aiutarci a tarare al meglio la nostra strategia di seeding riducendo i rischi di insuccesso.