The place where the Customer counts

Free thoughts on CRM, Business and the next big thing

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Social media e aziende italiane: qualche numero e qualche considerazione.

Voglio proporvi un interessante report analitico relativo ad un’analisi, condotta nel periodo marzo – aprile 2010 dalla Fondazione Cuoa, sull’utilizzo dei social media da parte di un campione rappresentativo di aziende nostrane (naturalmente anonime).

Aziende e Web 2.0


Quello che si evince subito è come il web, inteso come presenza di un proprio e come utilizzo della e-mail aziendale proprietaria, sia ormai prassi consolidata mentre tutto quello che in qualche modo ricade all’interno del paradigma Web 2.0 sia approcciato solo da una scarsa metà delle aziende intervistate.

Altra interessante considerazione da fare è che i primi 4 social media adottati come canali aziendali sono, in ordine, Facebook (ne dubitavamo?), LinkedIn, Youtube e Twitter. Questi canali, anche se probabilmente si confanno maggiormente alle esigenze di comunicazione aziendale verso l’esterno, in realtà (con l’eccezione della prima) non sembrano rispecchiare il reale utilizzo da parte della maggioranza degli utenti italiani. Secondo un report di Vincenzo Cosenza, datato novembre 2009, i social media più attivamente frequentati sono nell’ordine Facebook, MySpace, Netlog, Badoo, Twitter e LinkedIn.

Scenario Social Media in Italia


A meno di stravolgimenti nelle statistiche, questo mi fa pensare che spesso è volentieri le aziende italiane manchino di una visione strategica della comunicazione on-line come integrata a quella più generale dell’azienda, e che si affidano più a un loro personale modo di percepire l’utilità dei sociaal media non prendendo in considerazione il fatto che gli utenti si muovono e discutono maggiormente in altri socialplace. Un esempio per tutti: Twitter che, a mio parere, è uno strumento molto efficace per attività di engagement, conversazione diretta, customer service e rewarding nei confronti della propria clientela (così infatti succede negli USA), in Italia stenta ancora a decollare e viene prevalentemente adottato dagli amanti dei social media, geek e tecno-appassionati prevalentemente per condividere contenuti e temi professionali settoriali (su questo tema Claudio Vaccaro ha scritto poco tempo fa un post sul suo Socialware).

Altre evidenze che mi hanno spiacevolmente colpito sono le alte percentuali di aziende che non hanno ritenuto considerevolmente utile l’esperienza dei social media e che in futuro non hanno intenzione di adoperarli o di svilupparli. Ancora una volta viene fuori l’assenza di un approccio culturale all’uso di questi canali vissuti prevalentemente come un fattore avulso dai più consolidati (e ben più costosi) canali tradizionali di comunicazione o, peggio ancora, come una semplice ed effimera moda (atteggiamento che si riflette anche nel rifiuto a concederne l’accesso alle figure interne dell’organizzazione).

Se da un lato questi risultati possono essere visti, nonostante tutto, come un’opportunità futura per chi opera nel settore della comunicazione digitale (il bacino dei prospect infatti è ancora molto ampio), dall’altro confermano l’esistenza di barriere culturali che difficilmente saranno superate se non grazie a un cambiamento di mentalità che parta dall’interno dell’azienda stessa.

Cosa ne pensate?

E se Facebook si mangiasse eBay?

Ieri ho letto un articolo di Enrico Giubertoni sul suo blog personale, in cui viene descritta una nuova application molto interessante che permette di integrare funzionalità e-commerce all’interno dei social network (in particolare il video dimostrativo, che integro anche io di seguito, mostra una demo gestita all’interno di Facebook), permettendo una social shopping experience che, a mio modesto parere, segna l’inizio per una nuova “devastante” opportunità per i colossi del web 2.0.

Mi è subito venuto da pensare, infatti, che se questo tipo di applicazioni prenderanno sempre più piede all’interno di Facebook, quanto dovremmo aspettare per vedere quest’ultimo annunciare l’acquisizione di aziende che forniscono soluzioni integrabili che permettono di gestire processi end-to-end di auction stile eBay (non parlo quindi di FB widget come Garage Sale che rimane comunque di proprietà di Buy.com)?

Vi immaginate cosa vorrebbe dire per Zuckerberg & Co. offrire queste funzionalità proprietarie su Facebook?

Proviamoci:

  1. a Facebook arriverebbero milioni di dollari dalle fees sulle transazioni tra privati e altri attori coinvolti nel processo di pagamento,
  2. Facebook potrebbe archiviare ulteriori informazioni sui suoi iscritti e sui loro comportamenti e preferenze rendendo il suo database profilato sempre più ricco e appetibile per tutte le aziende che devono fare ricerche di mercato (e a questo punto ripartirebbe la necessità di applicazioni di sondaggi strutturate e … a pagamento),
  3. agli utenti verrebbe comunque regalata una social experience sempre più completa e condivisibile. Nello specifico il processo di acquisto nelle sue varie fasi subirebbe una profonda trasformazione derivante non solo dall’utilizzo dei feedback stile eBay ma da tutte le componenti partecipative come i “Mi Piace” e le condivisioni con commenti tra reti sociali e chissà cos’altro ancora, rendendo il tutto molto più coinvolgente.

Cosa ne pensate?